| Associazione Culturale Vecchio Borgo |

Un percorso disorientante e disilludente, dove l’interazione stabilentesi tra Alice ed i suoi interlocutori nasce dal niente e cade nel niente. L’inesistenza di una semantica condivisa conduce all’incomunicabilità, che è simbolo stesso di incomunicabilità tra Carroll e la società del suo tempo.
Il Paese delle meraviglie è infatti metafora satirica e iperbolica della società moderna, che vuole ritrarre, fra le altre cose, la corruzione del sistema giudiziario (la Regina di Cuori), il lavoro professionale come principale forma di realizzazione materiale e spirituale dell’uomo occidentale (il Bianconiglio), la vacuità delle etichette sociali (il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile) e l’ipocrisia di una società borghese avvezza a salvaguardare le apparenze (i fiori).
Alice, bambina curiosa e chiacchierona, si risveglia in un mondo fantastico, dove incontra le più strampalate e assurde creature: un coniglio manager indaffarato e frettoloso, un bonario capitano di mare ed una maratonda di marinai, due cabarettisti siciliani sciupafemmine, dei presuntuosi fiorellini dal fare aristocratico, un flemmatico bruco con il suo harem, un ammaliante e sinuoso gatto blues, un cappellaio svarionato che battibecca di continuo con un leprotto romagnolo ed una spietata regina rock col suo seguito di carte.
